Il linguaggio estetico

Lombardi Davide - 1998


L'estetica, l'immagine, il disegno.

Questo articolo e' stato pensato molto tempo fa, ma messo in forma scritta, solo adesso.
Esso non vuole essere certo un trattato sull'estetica, ma semplicemente un'insieme di
esperienze e valutazioni personali, espresse senza alcun preconcetto. Detto in parole povere
quello che segue e' un concentrato tecnico-desctrittivo delle mie esperienze artistiche, fino al 1993.
Prima di tale data, non sono stato influenzato da nessun condizionamento artistico esterno.





Il disegno non puo' e non deve essere considerato come fine a se stesso, ma come una fase
intermedia (in continua evoluzione) della creativita'.
I segni lasciati dalla matita sul foglio, non sono altro che riferimenti materiali della relazione
che intercorre tra quello che vedo e quello che immagino; Per "disegno fine a se stesso" intendo che
quello che immagino e' ESATTAMENTE quello che vedo. I segni lasciati sul foglio rappresentano la realta'
cosi' come la vedono tutti (e' il caso, per esempio di un ritratto).
Se quello che vedo non coincide, con quello che immagino, sul foglio verra' rappresentato
un frammento della mia immaginazione in quel particolare istante.

Ci sono casi in cui il disegno deve seguire, certo, il percorso dell'immaginazione del suo creatore
ma anche precise regole di linguaggio, perche' il disegno non e' solo espressione
ma anche comunicazione.

Non sto certo parlando del linguaggio grafico-tecnico (assonometrie, prospettive, ecc.), ma
di un liguaggio ESTETICO che entra in gioco nella fase creativa dell'iterprogettuale.
In questo caso l'immaginazione deve essere mediata, filtrata, attraverso tale linguaggio
per un fine ultimo che e' anche (e in certi casi SOPRATTUTTO) la funzionalita'.

Nel caso per esempio della progettazione di un gioiello, l'estetica della forma puo' passare anche
in secondo piano, rispetto alla portabilita'(FUNZIONALITA') di un determinato oggetto.
Nello studio di un logo o di un qualsiasi simbolo, il fine ultimo (e principale) e' la semplicita'
e la velocita' recettiva nel capire la forma (e anche in questo caso l'estetica passa in secondo piano).

Ho parlato di linguaggio ESTETICO, perche' di un vero e proprio linguaggio si tratta;
sono arrivato alle conclusioni di seguito riportate, dopo esperienze molto semplici:

infatti la maggior parte delle persone tende a dare un "senso iconografico" a tutto quello che gli
capita sott'occhio, anche a cio' che senso non ha (o perlomeno ha un senso solo per chi lo ha fatto).
Un po', come il valore affettivo che ognuno assegna ad un particolare oggetto e che per taluni
puo' non valere niente.
In seguito a queste semplici esperienze, ho deciso di studiare un linguaggio ESTETICO universale
che potesse essere uguale per tutti (o perlomeno per la maggior parte delle persone)......vediamo
di analizzare il problema suddividendo la visione puramente soggettiva, in tre categorie
di valutazione ben distinte:


1) L'interpretazione.
2) la valutazione puramente soggettiva della bellezza.

1) L'interpretazione della forma:



Un caso classico e' del tipo:
"Mi capitava da piccolo quando guardavo le forme delle nuvole, di assorciarvi un oggetto o un'idea....."
questa associazione sicuramente non era univoca, nel senso che a qualsiasi altra persona
quella particolare forma poteva far venire in mente oggetti ed idee diverse dalle proprie.
L'interpretazione univoca della forma, e' intimamente correlata alla scelta dei colori, e
in questo particolare caso, l'estetica non entra in gioco.

La lettura dell'immagine, non avviene da sinistra a destra, ma bensi' entrano in gioco delle relazioni
di priorita' tra le varie figure.
Nel complicato processo di visione-interpretazione, l'occhio cerca di raggruppare i vari oggetti costituenti
la figura; cosi' vengono percepite prima le linee chiuse, e poi quello che vi e' contenuto.

Oggetti di dimensione maggiore, hanno priorita' su oggetti di dimensione minore. Questo e' vero, solo
se il colore di entrambi gli oggetti e' allo stesso livello, nella scala delle temperature. Il colore con
temperatura in assoluto maggiore, e' il rosso; quindi un oggetto di colore rosso, avra' priorita' su un
oggetto di pari dimensioni (di qualsiasi altro colore).

Nel caso in cui gli oggetti siano sovrapposti, entra in gioco quello che chiamo l'"intuito prospettico"
che si basa principalmente, non come si potrebbe credere sulle relazioni di dimensione dei vari oggetti (anche);
ma soprattutto, sulle tonalita' di colore......i colori freddi sono visti come "piu' lontani", i colori caldi
sono visti come "piu' vicini"; un'esempio puo' essere un mio quadro, in cui ho usato tre soli colori
per creare, l'effetto prospettico: il blue, il rosso e il bianco.

2) La valutazione puramente soggettiva della bellezza:



I gusti sono puramente soggettivi; Il gusto di una persona, e' determinato dalla valutazione istantanea
(intuitiva), di fronte ad una certa immagine, in una certa situazione.

Percio' e' impossibile, creare un'immagine che venga definita "bellissima", dalla totalita' dalle persone
che la guardano; mentre e' certamente possibile creare un'immagine che sia gradevole a vedersi.

L'elemento essenziale, a tale scopo, e' l'armonia della composizione:

E' difficile spiegare quello che e' semplicissimo da mettere in pratica.....semplicemente....osservare!
la natura, offre tanti esempi di armonia (quanto nelle forme, tanto nelle tonalita' dei colori);
Prendendo spunto dalla natura, si puo' assimilare il concetto artistico di armonia, che poi deve essere
filtrato attraverso le capacita' di sintesi delle immagini, individuali ad ogni persona.

Se una persona mi chiedesse: "ma come faccio a disegnare ....le fiamme dell'inferno???"
Io risponderei: "semplice. Prima osservi le fiamme (di un camino o di un forno a legna....)e disegni
quello che vedi. Poi disegni le stesse fiamme immaginandoti l'inferno!!"